-

mercoledì 21 novembre 2012

Venuto al Mondo

di Fabio Zoboli
Non era facile creare un connubio armonioso tra temi complessi e meritevoli di un adeguato spazio, ma posso affermare che in Venuto al mondo l'impresa è riuscita.
Tratto dall'omonimo libro di Margaret Mazzantini e diretto dal marito Sergio Castellitto, nella pellicola recita anche il figlio del regista nel ruolo di Pietro, ragazzo italiano nato a Sarajevo “per sbaglio”, come lui stesso si definisce, nel pieno della ribellione giovanile e con la volontà di capire quale sia il suo passato e la sua reale identità; ma questo è solo un aspetto dell’approfondita caratterizzazione psicologica dei personaggi. Il film sviscera soprattutto le dinamiche affettive di una donna romana, Gemma, impersonata da una superlativa Penelope Cruz (non mi stupirei se l'interpretazione fosse insignita di un riconoscimento cinematografico) e il suo desiderio di maternità che si scontra con l’impietosa notizia della sterilità. Cruciale è anche la sua travagliata relazione con un fotografo americano, Diego, eccentrico e sognatore, conosciuto in Bosnia, insieme ad un gruppo di autoctoni che diverranno figure indelebilmente legate a Gemma. La soluzione del concepimento tramite una di queste ragazze bosniache è l’emblema del vincolo sentimentale con questa terra, dapprima una regione della Jugoslavia nel pieno della crescita e dello sviluppo, come dimostrato dall'edizione delle Olimpiadi Invernali 1984 tenutesi proprio a Sarajevo, ma improvvisamente sconvolta dal precipitare degli eventi: la dichiarazione d’indipendenza, la guerra, l'assedio della città, la pulizia etnica, i crimini commessi dalle truppe serbe.
Contraddistinta da un ritmo intenso, serrato, senza disdegnare uno sguardo attento alla psiche dei personaggi, l’opera non cade mai nel melodramma, nonostante i temi siano forti e il pathos palpabile: gli abusi subiti dalla donna che ha partorito un figlio che non vedrà crescere, le vittime dei bombardamenti, il dramma interiore e le scelte di Diego che verranno comprese solo nel finale…
Per questo mi sento di consigliare il film: senza retorica si propone semplicemente di raccontare una storia di vita, complicata ma non per questo artificiosa, in un contesto vicino geograficamente e temporalmente. E senza schierarsi apertamente lascia comunque un segno nello spettatore, che se ne torna a casa turbato al punto giusto.

Nessun commento:

Recenti